Il “miracolo” del chip Mutante

Anatomia dello scandalo Chuwi tra firmware truccati e CPU camuffate

Se c’è una cosa che il mondo dell’hardware economico ci ha insegnato negli anni, è che nessuno regala niente. Ma quando ti ritrovi sul banco di prova un laptop che promette le prestazioni di un processore di ultima generazione a un prezzo da saldo al mercato di paese, il minimo che puoi fare è metterlo sotto torchio.

Quella che doveva essere una semplice recensione tecnica si è trasformata in un vero e proprio giallo tecnologico. Un’indagine partita da uno strano risultato nei benchmark, passata per l’analisi del firmware e finita, letteralmente, con un cacciavite in mano e una CPU smascherata.

Ecco tutta la storia, i dettagli tecnici del “trucco” e i retroscena di una vicenda che ha visto coinvolti produttori cinesi, rivenditori terzi, la community tech italiana, minacce legali e un comunicato ufficiale di AMD che ha fatto il giro del mondo… arrivato con oltre due mesi di ritardo rispetto alla mia prima denuncia.


1. Il primo campanello d’allarme: quando l’HP “da battaglia” va quanto il Chuwi “nuovo”

La storia inizia con i soliti test di routine su un notebook Chuwi CoreBook X. Sulla carta, il portatile arrivava equipaggiato con un AMD Ryzen 5 7430U. Per chi non spulcia le tabelle tecniche tutti i giorni, si tratta di una CPU basata su architettura Zen 3, pensata per offrire ottime prestazioni nell’uso quotidiano e un’efficienza energetica di tutto rispetto.

Per dare un senso ai numeri e offrire un contesto reale nella recensione, ho deciso di affiancare al Chuwi un altro portatile presente in laboratorio: un classico HP 15-FC0010SL equipaggiato con Ryzen 5 7520U preso su Amazon qualche mese prima.

Sulla carta, il confronto non avrebbe dovuto sollevare troppi dubbi: il 7430U avrebbe dovuto mostrare i muscoli grazie all’architettura Zen 3 e al doppio della cache L3. E invece, sorpresa:

  • Nelle suite di benchmark sintetici (Cinebench, Geekbench ecc.) le metriche si sovrapponevano quasi al millimetro.
  • Nei test di compressione, esportazione e calcolo reale, i due portatili andavano praticamente alla stessa velocità.

Com’era possibile che una CPU Zen 3 (il 7430U) facesse segnare gli stessi identici tempi di una piattaforma concettualmente più modesta, cioè lo Zen 2 7520U? C’era qualcosa che non quadrava. E quando i bench non tornano, l’unica strada è scavare più a fondo!


2. L’inghippo via software: CPU-Z non mente (se sai dove guardare)

Abbandonati i test prestazionali, sono passato all’ispezione tramite il classico e famosissimo CPU-Z.

A una prima occhiata superficiale, il sistema operativo e le informazioni generali riportavano fedelmente la stringa d’ordinanza: AMD Ryzen 5 7430U. Tutto perfetto? Nemmeno per idea. Bastava spostare l’occhio un paio di righe più in basso per vedere le prime crepe nel castello di carte.

  1. Il Codename: Alla voce Code Name, CPU-Z non mostrava l’atteso “Barcelo”, bensì Lucienne. Per i non addetti ai lavori: Lucienne è il nome in codice dell’architettura Zen 2 (ovvero la generazione precedente).
  2. La Cache L3: La prova del nove a livello software è arrivata dal quantitativo di memoria cache di terzo livello. Un vero Ryzen 5 7430U integra 16 MB di cache L3. Il software sul Chuwi ne rilevava ostinatamente soltanto 8 MB.

Un processore non decide da solo di “dimenticarsi” metà della propria cache L3 per strada. C’era un’unica spiegazione logica: la stringa identificativa mostrata dal sistema operativo era stata modificata a livello di BIOS/firmware per mascherare l’effettiva identità del silicio sotto la tastiera.


3. La prova schiacciante: giù la maschera (e il dissipatore)

Trattandosi di una situazione a dir poco delicata (per usare un eufemismo), le rilevazioni software non potevano bastare. Serviva la pistola fumante, quella prova fisica che nessun firmware manipolato avrebbe mai potuto alterare.

Ho preso il cacciavite, rimosso le viti della scocca posteriore, staccato la batteria, smontato il blocco di dissipazione termica e, una volta pulita la pasta termica sul die della CPU, la verità è emersa incisa a suon di laser sul package del chip.

Nessun 7430U. Il processore saldato sulla scheda madre era fisicamente un AMD Ryzen 5 5500U.


4. Confronto tecnico: Ryzen 5 5500U vs Ryzen 5 7430U

Per capire la portata del “magheggio” messo in atto, occorre analizzare cosa cambia davvero tra questi due chip. Il Ryzen 5 7430U è, in sostanza, l’evoluzione diretta (un aggiornamento/refresh) del Ryzen 5 5500U. Condividono la stessa struttura di base a 6 core, 12 thread e la stessa GPU integrata Radeon RX Vega 7, ma sotto il cofano l’architettura cambia in modo sostanziale.

Caratteristica AMD Ryzen 5 5500U (Quello Reale) AMD Ryzen 5 7430U (Dichiarato)
Architettura Zen 2 (Lucienne) Zen 3 (Barcelo-R / Refresh)
Processo Produttivo 7 nm 7 nm
Cores / Threads 6 / 12 6 / 12
Cache L3 8 MB 16 MB
Frequenza Base / Boost 2.1 GHz / 4.0 GHz 2.3 GHz / 4.3 GHz
Grafica Integrata Radeon Vega 7 Radeon Vega 7
Anno di Lancio 2021 2023 / 2024

Perché il cambio d’architettura conta (anche con la stessa GPU)?

Sebbene sia il 5500U che il 7430U montino la medesima Vega 7, la differenza fondamentale risiede nell’architettura dei core della CPU e nella gestione della memoria:

  • Raddoppio della Cache L3 (da 8MB a 16MB): Riduce drasticamente le latenze nei carichi di lavoro complessi, nell’editing e nelle operazioni multi-tasking.
  • Miglioramento dell’IPC (Istruzioni Per Ciclo): A parità di frequenza, un core Zen 3 elabora circa il 15-19% di istruzioni in più rispetto a un core Zen 2.

In sintesi: vendere un 5500U spacciandolo per un 7430U significa rifilare un chip vecchio di anni con prestazioni inferiori e la metà della cache, contando sul fatto che l’utente medio guardi solo la schermata “Proprietà del sistema”.


5. Il motivo dell’inghippo e… una “pillola dolce” per Chuwi

Ma perché orchestrare una manovra del genere?
L’ipotesi più accreditata emersa nel settore riguarda una classica questione di stock aziendali: Chuwi (o un fornitore della catena di distribuzione) si è ritrovato con i magazzini pieni di vecchi CoreBook X di prima generazione (equipaggiati con Ryzen 5 5500U) invenduti.

Per smaltire le giacenze senza svenderli sotto costo, qualcuno ha ben pensato di applicare la “cura ricostituente” via software: una patch al BIOS/firmware per far credere al sistema operativo e ai programmi di diagnostica che sotto il cofano ci fosse un più moderno 7430U, riciclando i vecchi notebook nella nuova linea di prodotti.

Spezziamo una lancia (con la pillola dolce)

Ad onor del vero, va fatta una precisazione doverosa per contestualizzare la vicenda:

  1. Origine del campione: Il notebook testato non è arrivato direttamente dai laboratori centrali di Shenzen con spedizione diplomatica, ma è stato acquistato tramite AliExpress da un rivenditore terzo con sede in Spagna.
  2. Niente processi alle intenzioni da catena di montaggio: Non sono stato personalmente nelle fabbricate cinesi ad assistere alla scena di un esercito di tecnici che, armati di chiavetta USB e un goccio di caffettiera, iniettavano BIOS modificati su centinaia di portatili impilati.

Non è da escludere a priori che la responsabilità dell’alterazione possa risalire a un passaggio intermedio della catena distributiva o a un lotto gestito da fornitori terzi senza scrupoli. Resta il fatto che, per il consumatore finale che sborsa i soldi, l’inganno c’era ed era bello visibile.


6. Il “Gaffeur” marketing e la svista nei video sparsi per la rete

La cosa quasi comica di tutta questa vicenda è che nessun altro YouTuber o recensore, nel bene o nel male, aveva ancora testato o scoperchiato questo modello specifico tanté che su YouTube, circolavano qua e là video di test e recensioni indipendenti (o presunte tali) su questo portatile.

Guardando con attenzione quei video pubblicati sparsi per la rete, l’inghippo era già sotto gli occhi di tutti: in diverse recensioni, durante qualche frame in cui venivano mostrate le schermate di diagnostica con CPU-Z aperto sullo schermo, campeggiava in bella vista la parola Lucienne.

Della serie: la prova dell’inganno era già presente nei video online, ma nessuno si era preso la briga di leggere quello che c’era scritto sullo schermo (nemmeno io ad essere onesto — o meglio, non in quel momento!).


7. La rimozione “spintanea” del video

Dopo aver raccolto le prove, fotografato il die della CPU e montato l’inchiesta, ho pubblicato il video sul mio canale YouTube per avvisare la community. Fino a quel momento, ero l’unico in Italia ad aver sollevato la questione con dati e cacciavite alla mano.

La reazione del produttore non si è fatta attendere. Chuwi è piombata nei contatti chiedendo “spintaneamente” la rimozione immediata del video, alludendo a presunti e gravissimi danni d’immagine aziendale e ventilando ripercussioni.

Di fronte a queste situazioni, bisogna fare un bagno di realtà (e umiltà): un creatore indipendente non ha alle spalle il reparto legale di una multinazionale né le spalle coperte da agenzie dedicate per sostenere una potenziale e sanguinosa battaglia legale internazionale. Onde evitare grane legali capaci di prosciugare il mio tempo, il mio portafoglio e i risparmi dei miei futuri nipoti, ho dovuto far buon viso a cattivo gioco e rimuovere il video dal canale.


8. I riscontri successivi e la conferma di Stockdroid e Saddytech (1 marzo ’26)

La verità, però, non si cancella con una mail di diffida. Successivamente alla rimozione del mio video, la palla è stata raccolta da altri colleghi della community tech italiana: gli YouTuber Stockdroid e Saddytech hanno messo le mani sullo stesso portatile, analizzandolo a fondo e confermando per filo e per segno esattamente quanto avevo scoperto io due mesi prima.

Stockdroid e Saddytech hanno citato e dato apertamente merito alla mia precedente inchiesta, confermando che l’anomalia del chip truccato via BIOS non era una fisima o un errore isolato del mio campione, ma una realtà oggettiva.


9. Il comunicato ufficiale AMD: la bomba esplode a livello globale

Poco dopo la metà del mese di marzo 2026 — ovvero ben oltre tre mesi dopo la pubblicazione (e successiva cancellazione) del mio video originale — il caso è finalmente esploso a livello internazionale coinvolgendo testate estere come NotebookCheck e Tom’s Hardware.

La pressione mediatica globale ha costretto AMD a uscire allo scoperto con una nota ufficiale perentoria:

AMD ha dichiarato formalmente di non aver mai autorizzato, approvato né avallato alcuna modifica al firmware o alle identificazioni dei chip da parte di Chuwi. L’azienda ha ribadito che la manipolazione dei codici CPU viola i termini di licenza e gli standard di trasparenza del brand, riservandosi ogni azione a tutela della propria proprietà intellettuale e dei consumatori.

Una presa di posizione netta che ha chiuso il cerchio e confermato al 100% l’inchiesta iniziale: non si trattava di una svista, ma di una manomissione del BIOS in piena regola.


Epilogo: Come va sul campo (con un pizzico di amaro in bocca)

Per completezza d’informazione, ci tengo a dire che questo portatile non è finito in fondo a un cassetto a prendere polvere. Lo sto utilizzando quotidianamente come macchina da battaglia con Linux Mint 22.3 (scelta quasi obbligata per fare pulizia di qualsiasi stranezza software legata a Windows), e devo dire che nell’uso reale il suo sporco lavoro lo fa, e lo fa anche bene.

Le note liete:

  • Il Display: Lo schermo 2K in 3:2 è un vero e proprio spettacolo per gli occhi su questa fascia di prezzo. Nitido, definito e piacevolissimo per lavorare.
  • Costruzione e Materiali: La scocca interamente in alluminio gli dona un tocco decisamente premium. Niente a che vedere con i soliti “plasticoni” scricchiolanti da supermercato: al tatto è solido e ben assemblato.
  • Tastiera (retroilluminata) e Trackpad: Più che dignitosi. Ovviamente non parliamo dell’esperienza di digitazione di macchine da oltre mille euro, ma nell’uso di tutti i giorni si difendono benissimo senza incertezze.
  • Autonomia: La batteria garantisce tranquillamente almeno 4 ore di utilizzo continuo in navigazione web, gestione mail e stesura documenti.

I difetti e le magagne tecniche:

  • Display riflettente: Essendo un pannello lucido, la resa visiva è ottima ma l’effetto “specchio” è elevato. Durante le scene buie nei video ci si ritrova puntualmente a guardare il riflesso del proprio bel faccione.
  • Il “dramma” Audio su Linux: C’è un problema di driver audio con la scheda madre: l’altoparlante integrato sinistro resta muto e funziona soltanto lo speaker destro. Ad oggi non esiste ancora un fix o una soluzione definitiva via software, anche se il problema si aggira facilmente utilizzando un paio di cuffie (sia via cavo che Bluetooth).

La vera morale della favola

La cosa che lascia davvero l’amaro in bocca è che, a conti fatti, il prodotto in sé non è affatto male.

Se Chuwi (o chi per lei) avesse giocato a carte scoperte, dichiarando fin da subito la presenza del Ryzen 5 5500U e piazzandolo sul mercato attorno ai 350 euro (anziché i circa 400 richiesti), nessuno si sarebbe mai indignato. Sarebbe stato comunque un ottimo affare: un portatile in alluminio, con un gran display 2K, 6 core/12 thread e una costruzione solida a un prezzo estremamente competitivo.

Purtroppo hanno preferito la scorciatoia del “trucco” via BIOS per spacciarlo per una macchina di fascia superiore. Un peccato originale che ha rovinato un hardware che, di per sé, le sue carte se le sarebbe giocate benissimo anche da solo.


Considerazioni finali

Vedere una propria inchiesta confermata prima dai colleghi italiani (Stockdroid e Saddytech) e poi, mesi dopo, dal produttore di chip più grande al mondo dà una certa soddisfazione, pur con l’amaro in bocca per aver dovuto rimuovere il video sotto pressione (che stava andando una bomba, oltretutto!).

Questa vicenda lascia un insegnamento chiaro: diffidare sempre delle schede tecniche “troppo belle per essere vere”. E soprattutto, ricordiamoci che un buon cacciavite e un po’ di pasta termica da pulire restano ancora gli strumenti di analisi più imbattibili del web.


Riferimenti e Fonti Web

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