Giovedì 4 settembre, alle 6:30 del mattino, sono già sveglio. Aspetto solo che il cellulare cominci a far tintinnare la suoneria della sveglia. Era finalmente arrivato il giorno per cui mi preparavo dal novembre precedente: il giorno in cui io e altri sciagurati avevamo prenotato l’albergo a Villach, in Austria. Dieci lunghi mesi di attesa, preparativi, discussioni su WhatsApp e studi su video e foto di chi aveva già vissuto l’esperienza del Faaker, l’European Bike Week che si tiene intorno al lago del piccolo borgo di Faak am See.
Il tempo non è affatto dei migliori e le nuvole grigie non lasciano spazio a interpretazioni: sarà un tempo da cani e farà freddo, soprattutto nel tratto di strada dopo Udine, in direzione del confine verso Tarvisio. Ma noi siamo i Forever Young: ci bastano un giubbotto di pelle, un pantalone pesante e un paio di guanti da boscaiolo. Moto col pieno e tanta voglia di macinare chilometri.
Alle 7:00 sono già a Caorso ad aspettare Alessandro. Ogni volta che ci diamo appuntamento ho come l’impressione che tra noi ci sia una specie di gara a chi arriva prima. Ale, sia chiaro: chi arriva dopo non deve per forza pagare il caffè! 😉
Il secondo appuntamento è presso la pizzeria “Caminito” di Leno, a Brescia, dove ci incontriamo con Alan e Stefy. Nemmeno il tempo di togliersi il casco che già arrivano e, come al solito, la fretta di Alan fa da padrona. Ci rimettiamo subito in marcia per raggiungere il casello di Brescia Est, dove ci aspettano – si fa per dire – Alex e Beppe con moglie al seguito. Finiti i convenevoli di rito, la tappa successiva è al primo autogrill dopo lo svincolo con l’autostrada per il Brennero, dove si unisce Salvo. L’ultimo aggancio è nei pressi di Venezia per incontrare un altro Alessandro che, in sella al suo “ragazzo grasso” (una HD Fat Boy), è appena arrivato dal pesarese.
Ora il gruppo è al completo, ma la strada da fare è ancora tanta.
Passata la città di Tarvisio usciamo dall’autostrada con l’intento di fare il Wurzenpass ma, alzando lo sguardo, ci scoraggiamo subito. Autostrada A2 e bollino adesivo risolvono immediatamente il problema. Quaranta chilometri dopo, a Villach, davanti all’albergo, il mio contachilometri segna circa 500 km. Non sarebbero nemmeno tanti a pensarci – visto che per il 110° a Roma ne ho fatti più di 600 – ma percorsi al freddo, con la pioggia che andava e veniva, sono sembrati quasi il doppio. Aggiungete che li ho fatti con una 883 modificata a carburatori, e pure scarburata…
Svuotiamo le borse delle moto, slacciamo i bagagli legati agli schienalini e, appena finita la registrazione alla reception, saliamo subito in sella ai nostri ferri in direzione Faak am See. Non è difficile trovarlo. Nella settimana del raduno Harley più importante d’Europa, Villach si trasforma e tutto diventa pro-Harley: cartelli stradali ogni tre metri che indicano parcheggi dedicati, meccanici specializzati, camere per biker e così via. Basta imboccare una strada qualsiasi e immergersi nel flusso. In men che non si dica ti ritrovi in mezzo a decine e decine di Harley che rombano, fumano, puzzano, scaldano, tremano e ti fanno vibrare le budella.
Il tratto di strada che collega Villach a Faak am See sarà lungo sì e no 8 chilometri, ed è favoloso. Che dico favoloso, stupendo! Un manto asfaltato perfetto che si snoda in un bosco di pini e abeti talmente verdi da sembrare finti. Curve larghe e con la giusta pendenza interna, dove quasi non ti accorgi di curvare. Purtroppo, però, vanno percorse a velocità ridottissima: a ogni chilometro, se non meno, c’è una pattuglia della polizia austriaca che non aspetta altro che fermare e multare il biker indisciplinato. Sono severi come panzer tedeschi. Ho dovuto persino comprare il kit di pronto soccorso per motociclisti (8 euro) che, se fossi stato sprovvisto a un controllo, mi sarebbe costato caro. Per fortuna nessuno mi ha fermato; la mancanza di uno specchietto retrovisore avrebbe invitato a nozze le loro penne.
Lo scenario che si apre davanti all’harleista errante dopo l’ultima curva è, a dir poco, impressionante. Dall’alto si vede il lago circondato da bancarelle di ogni forma e colore, e un fiume di moto che percorre l’unica strada a senso unico che gira intorno allo specchio d’acqua. Di norma sarebbe a doppio senso, ma durante l’evento si può circolare solo in senso antiorario. Saranno più o meno 10 chilometri e, se non trovi posto per parcheggiare, ti rifai il giro sperando di aver fortuna. Sì, avete capito bene: dieci chilometri di moto parcheggiate e altrettanti di moto che cercano un buco.
Dovrei spendere un intero giorno a scrivere per descrivere la miriade di colori, cromature, forme e tutto ciò che può essere Harley-Davidson. Gli odori e i sapori della carne grigliata a ogni passo, le urla dei vari gruppetti che festeggiano sotto qualche gazebo o angolo asciutto trovato di fortuna, le decine di lingue straniere che senti passeggiando, l’infinita distesa di accessori e cianfrusaglie in vendita, il fango e l’acquitrino creati dalla pioggia che i milioni di pedate non fanno che peggiorare.
Signori, questo è il Faaker. E solo chi vive un’esperienza del genere può capirlo.